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Dal commercio fisico al commercio elettronico: opportunità o limite?

Il mondo del commercio è sempre stato soggetto a cambiamenti radicali, come il crescere dei grossi centri commerciali, i mezzi di trasporto e viabilità consentono di fare acquisti fuoriporta in modo pratico e veloce, l’avvento di Internet e molto molto altro.

Ad ogni cambiamento radicale troviamo 3 tipi di soggetti:

  • precursori (pochi),
  • la massa (i più)
  • ritardatari o contrari al cambiamento (un pò più dei precursori).

Il cambiamento è difficile da sostenere, specie per chi ormai a sulle spalle qualche anno ed abitudini radicate. Infatti, una delle pecche maggiori della natura dell’uomo è proprio l’abitudine, la difficoltà al cambiamento e all’uscita dalla propria zona di confort.

Purtroppo, molti commercianti (ed imprenditori), si ancorano ad un sistema che non funziona più.

Molti negozi, anche storici, chiudono in tutte le città d’Italia, non è difficile imbattersi in vetrine vuote con cartelli di affitto, vendita e cessione attività.

Talvolta ci si orienta, solo come ultimo colpo di coda in una situazione il cui epilogo è già definito, all’avvio di una campagna online, spesso con budget sottodimensionati (vista la situazione), ed aspettative da “bacchetta magica” nei confronti di agenzie e consulenti.

Esistono delle alternative a questa situazione.

Il negoziante può avviare un percorso informativo e formativo sulle aperture e possibilità del commercio elettronico.

Il primo obiettivo dovrebbe essere la consapevolezza: delle opportunità, dei mezzi e budget a disposizione, degli obiettivi sostenibili con le proprie risorse, della necessità di avere strategia – vision e focus, dell’individuazione dei parte giusti per risorse ed obiettivi, identificare competitors, catalogo prodotti, politiche di prezzo e scontistiche, etc..

E’ possibile attivare un sito e-commerce, vendere sui comparatori prezzo, su Google ADS, Facebook ADS, Privalia, Groupon, Amazon, eBay, tramite WhatsAPP, gruppi di acquisto online, all’interno dei social network, con attività di email marketing, etc.. etc..
Ma tutto deve fare pare di una strategia ben chiara.

Alcuni shop arrotondano le entrate del negozio fisico, altri hanno entrate decisamente più importanti, altri ancora hanno entrate veramente alte dal commercio elettronico e da Internet.

Spesso il limite è nei pensieri negativi associati al cambiamento necessario: “manca il contatto umano con il cliente nel commercio online”, “non sono capace di utilizzare il computer e gestire il sito”, “mi affido completamente ad una agenzia e farò il salto”, “ok, investo online ma non ci credo”, etc.. etc..
Il problema è la reticenza al cambiamento.

Non parliamo di stile di vita, oppure di cosa è meglio o peggio, ma dell’essere consapevoli sul che cosa implica vivere nel commercio al giorno d’oggi o in generale nel fare impresa.

Spesso non si considera la questione da un punto di vista imprenditoriale, ma subentrano riflessioni più intime dettate dalla paura del cambiamento e dalla profonda conoscenza del commercio online.

Non deve neppure intimorire il cambiamento nel modo di socializzare ed interagire, in conseguenza anche al cambiamento nel commercio.
Chi sta dietro ad una tastiera e non socializza, lo fa per natura. Ma c’è chi sta dietro ad una tastiera ed ha una vita sociale molto attiva.
La mancanza di contatto fisico tra noi ed il commerciante è destinata a ridursi, anche se ho alcuni clienti che hanno un ottimo rapporto con i loro acquirenti digitali!

Oggi i siti internet attivi al mondo sono ad oggi 1.671.262.000 (http://www.internetlivestats.com/total-number-of-websites/), e crescono con un ritmo medio di circa 5-6 al secondo.

La crescita esponenziale di internet prosegue con ritmi elevatissimi, ed il numero di utenti che accede a Internet nel mondo ha superato i 4 miliardi di persone.

Nel mondo il valore del mercato e-commerce al dettaglio del 2017 era stimato in 2.290 miliardi di dollari, il +23,2% in più dell’anno precedente e pari al 10% del totale del valore delle vendite retail (+1,3% rispetto all’anno precedente). Si ipotizza che lo share sul totale vendite al dettaglio aumenterà fino al 2021, raggiungendo quota 16%, per un valore pari a 4.479 miliardi di dollari.

In Italia la diffusione dell’online ha raggiunto l’89,9% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con 43 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a Internet da location fisse o da mobile.

Il mercato e-commerce B2C in Italia ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro nel 2017, crescendo complessivamente dell’11% rispetto al 2016.

Il fatturato e-commerce registra risultati positivi in tutti settori e la crescita complessiva è in linea con quella dell’anno precedente.

Non evolversi significa regredire. Adagiarsi significa regredire. Vivere passivamente gli eventi significa regredire.

E’ necessario agire quando la propria attività è in salute finanziaria, con budget a disposizione proporzionali agli obiettivi che vogliamo raggiungere, ed è altrettanto importanti formarsi e circondarsi dei collaboratori adatti, nel vostro percorso di crescita digitale.

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